Il Centro Scaligero degli Studi Danteschi e della Cultura Internazionale da anni segue tutte le forme d’arte che ruotano attorno alla Divina Commedia. Molti artisti negli anni hanno tratto ispirazione dell’opera di Dante, quadri di grande impatto emotivo.
Dal 2001, il Centro Scaligero degli Studi Danteschi "ospita" nella propria sede la "Divina Commedia" dipinta da Achille Incerti, un ciclo di 103 tele a olio, chiamate idealmente a rappresentare il poema dantesco nella sua interezza.
Nato a Zurigo il 22 gennaio 1907 da emigranti italiani, a nove anni Achille Incerti torna con la famiglia a Reggio Emilia e viene affidato all’Istituto Artigianelli, dove resta per sei anni, imparando diversi mestieri.
Quando il padre muore, si trasferisce a Milano per lavorare come artigiano e decoratore. Questa esperienza, ricordata spesso come percorso formativo prezioso, si rivelerà fondamentale per la successiva attività di pittore e, in particolare, per la realizzazione delle tele della “Divina Commedia”. A questo proposito, l’artista ricorda: “Feci appello a tutte le mie risorse: al mio vecchio mestiere di decoratore. Ho immaginato che Dante avesse fatto un sogno nel Tremila”.
Nel 1953, grazie a un’ingente vincita al Totocalcio, apre uno studio proprio: allestisce diverse mostre a Milano, ma, per cattiva amministrazione del denaro, è costretto a tornare a Reggio Emilia, dove continua a dipingere e a partecipare a varie esposizioni, affinando il proprio stile. Dai temi del naturalismo e del realismo, ispessiti da intenti di denuncia sociale e politica, Incerti aderisce con sempre maggiore consapevolezza all’esperienza simbolista ed espressionista, fondamentale per dar voce alla coscienza e alle sue implicazioni psicoanalitiche.
Achille Incerti muore a Reggio Emilia il 28 settembre 1988, dopo aver “meticolosamente riveduto i centotre dipinti danteschi” e mentre è intento a preparare il catalogo dell’opera, che verrà pubblicato postumo a cura della moglie, Tina Pascarella; sarà proprio quest'ultima ad affidare i quadri al Centro Scaligero, visto come l'istituto capace di comprendere, valorizzare e diffondere l'opera del marito.





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