Il Centro con La Lectura Dantis Scaligera si propone di contribuire allo sviluppo e all’apprendimento degli studi danteschi in vista del Settimo Centenario della morte del Poeta.

Anno Accademico 2021/22

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Lunedì 29 Novembre 2021, ore 15.30, presso la sede di Corte Sgarzarie e in modalità remota su piattaforma ZOOM

Ultima commossa visione della bellezza di Beatrice. Presentazione simbolica del Paradiso prima "in forma di rivera", poi "in circular figura... di rosa sempiterna": Paradiso, canto XXX

prof.a Albertina Cortese

L'apertura astronomica del canto sottolinea un momento straordinario del viaggio dantesco: tutto il mondo del visibile, tempo, spazio e stelle scompaiono, al Poeta rimane il "nulla veder" che lo costringe "a tornar con li occhi a Beatrice". In sei terzine (vv 16/33) viene narrata l'incapacità del poeta di fronte all'infinita bellezza dell'oggetto della sua emozione.
È il canto XXX il canto dell'addio all'amata cara, come il XXX del Purgatorio era stato il canto dell'incontro nell'Eden. Ora Beatrice ha dismesso la funzione di teologia e le sue ultime parole sono guida dentro una visione a due: "noi siamo usciti fora... qui vederai.... sempre l'amor che queta.. l'alto desio che uno l'infiamma".
Sparito il mondo creato inizia la descrizione del Paradiso: è un fiume di luce e faville fra argini di fiori. Le faville si immergono nei calici dei fiori e tornano nel fiume di luce. Poi il fiume si trasforma in lago di luce, le faville diventano angeli, i fiori diventano "quelli aspetti/che tu vedrai a l'ultima giustizia", cioè i Santi appaiono nella loro eterna corporeità. Beatrice conclude la sua missione insegnando a Dante a "vedere": "mira quanto è... vedi nostra città... vedi li nostri scanni..", e termina insegnando la speranza perché c'è un seggio pronto per "l'alto Arrigo", "e poco sarà da Dio sofferto" perché anche nel "foro divino" della Chiesa "sarà detruso" l'indegno successore di Pietro. 



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Opere di pregio

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