Il Centro con La Lectura Dantis Scaligera si propone di contribuire allo sviluppo e all’apprendimento degli studi danteschi in vista del Settimo Centenario della morte del Poeta.

Anno Accademico 2020/21

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Lunedì 21 Giugno 2021, ore 15.00 (in modalità a distanza)

Chiusura dell'Anno Accademico 2020-2021. Salita al Settimo cielo. Scala d'oro, contemplativi e Pier Damiani; Paradiso, canto XXI

prof.a Albertina Cortese

Dopo il grande canto teologico dell'insondabile giustizia di Dio, il canto XXI porta Dante all'ultimo dei pianeti, al Settimo cielo di Saturno, congiunto alle stelle con un'altissima scala d'oro, dove scendono, si muovono e salgono innumerevoli splendori. Uno di essi gli si ferma accanto per parlare, spinto a ciò non da un maggior amore rispetto agli altri, ma da una trascendente volontà divina insondabile sia dai beati sia dai mortali. Lo sconosciuto splendore che parla chiede a Dante di riportare ai mortali proprio questa verità, che il pensiero di Dio è insondabile e perciò essi non presumano di incamminarsi verso l'inconoscibile. L'anima beata rivela di essersi dedicata alla divina contemplazione in un eremo del monte Catria, di chiamarsi Pietro Damiano e che gli sia stata imposta l'investitura cardinalizia poco prima della morte. Pietro Damiano alla fine del proprio colloquio depreca lo stato in cui si trova attualmente la Chiesa, fondata da Pietro e Paolo "magri e scalzi", mentre ora gli alti prelati per salire a cavallo hanno bisogno che "quinci e quindi chi 'i rincalzi/li moderni pastor e chi li meni,/tanto son gravi, e chi di retro li alzi. /cuopron d'i manti loro i palafreni,/si' che due bestie van sotto una pelle:/oh pazienza che tanto sostieni!/".
Il canto termina con la visione di innumerevoli fiamme che scendono dalla scala d'oro per fermarsi intorno alla luce di Pietro Damiano. A quel punto tutti insieme emettono un grido così forte che Dante ne è sopraffatto e vinto. 



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Opere di pregio

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