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Anno Accademico 2020/21

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Lunedì 14 Giugno 2021, ore 15.00 (in modalità a distanza)

L'occhio dell'Aquila; Paradiso, canto XX

prof. Diego Perotti

La seconda parte del tema della giustizia divina viene svolta nel Canto XX partendo da una rappresentazione grandiosa. Come il sole illumina di giorno con la luce diretta e di notte con la luce indiretta e riflessa delle stelle (secondo Tolomeo), così l'Aquila illumina e riflette la molteplicità stellare delle anime dei giusti. Uno dei più magistrali brani di poesia dantesca è dato dai vv. 18-32, dove viene descritto analiticamente il formarsi nella gola del volatile regale dei suoni che diventeranno parole simili a un 'mormorare di fiume". L'Aquila inizia la maestosa descrizione delle sei luci che formano la pupilla del proprio occhio partendo da re Davide "cantor dello Spirito Santo". Di seguito vengono esaltati gli altri cinque beati: Traiano imperatore, Ezechia re di Israele, Costantino imperatore, Guglielmo re normanno di Sicilia e Rifeo, indicato da Virgilio nell'Eneide come il più giusto fra i cittadini di Troia. A questo punto la spiegazione teologica si concentra sulla presenza di due pagani in Paradiso, apparentemente non credenti in Cristo Redentore.
Altri versi memorabili spiegano che Dio accetta che l'uomo faccia "violenza" alla sua giustizia attraverso "caldo amore e viva speranza". Dio vuole essere vinto e una volta vinto "vince con sua beninanza": la giustizia divina trova il suo limite in una forza incolmabile che è in Lui, che è Lui che è Amore.
Nei vv. finali del canto Dante spiegherà l'arcano della salvezza di Traiano tramite la preghiera di Papa Gregorio e la predestinazione di Rifeo troiano: entrambi furono salvati anch'essi da Cristo Redentore attraverso vie di grazia e misericordia che all'uomo non è dato conoscere. 



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Opere di pregio

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