Il Centro con La Lectura Dantis Scaligera si propone di contribuire allo sviluppo e all’apprendimento degli studi danteschi in vista del Settimo Centenario della morte del Poeta.

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Lunedì 07 Giugno 2021, ore 15.00 (in modalità a distanza)

Parla L'Aquila: indegnità dei sovrani d'Europa; Paradiso, canto XIX

prof. Diego Perotti

L'apertura di canto è segnata dallo stupore del Poeta per un fatto che nessuno mai aveva visto o raccontato: L'Aquila, simbolo della giustizia di Dio, costruita sulla somma di tutti i giusti della Terra, parla e afferma che in Terra ha lasciato memoria della giustizia divina, ma le genti malvagie non ne tengono conto. Dante nel suo stupore sente che può chiedere la soluzione di un problema che lo ha angustiato per tutta la vita. L'Aquila risponde che prima di chiedersi se è o non è giusto un decreto divino bisogna chiedersi chi è colui che ha fissato la norma e i confini dell'universo, che dopo aver decretato tutte le distinzioni del mondo rimane infinitamente in "eccesso". La nostra vista umana è solo un raggio della mente divina e discerne solo le apparenze. La giustizia di Dio è come il mare del quale vediamo il fondo solo presso la riva. La giustizia di Dio è viva, è alta: un uomo che nasce "alle rive dell'Indo", che non ha mai sentito parlare di Cristo, che non ha la fede e non è battezzato, come può essere condannato dalla giustizia divina? Dove è la sua colpa se non crede? Questo si chiede Dante e si chiedono gli uomini dalla riva del mare. L'Aquila risponde alla domanda di Dante con un'altra domanda: chi sei tu che vedi il fondo della riva per voler giudicare il fondo dell'alto mare di Dio?
Dio è sempre buono, non ha bisogno di essere indotto ad esserlo da una creatura, è la creatura invece che viene indotta al bene dal raggio di luce divina.
Questo primo discorso dell'Aquila termina con un inno che Dante non comprende come i mortali non comprendono la giustizia di Dio.
Al v. 103 inizia il secondo discorso dell'Aquila con la premessa forte che nessuno sale al cielo senza la fede in Cristo né prima né dopo la sua crocifissione. Ma una fede solo formale è inutile e non salva, è migliore davanti a Dio chi non ha potuto conoscere Cristo. Perciò l'imperatore cristiano Alberto d'Asburgo sarà chiamato in giudizio per le sue devastazioni in Boemia e il re di Francia Filippo il Bello risponderà delle sue brame di dominio e di denaro. Andranno in giudizio il re cristiano di Spagna e quello di Boemia, che vivono solo di lussuria e di mollezze; il re di Napoli risponderà delle sue mille opere malvagie, come il re di Sicilia della sua vita e avarizia. Dovranno rispondere anche il re d'Aragona e quello di Maiorca, come il re del Portogallo e il re di Norvegia, tutti cristiani. E mi auguro, conclude L'Aquila, che riescano a salvarsi il re di Ungheria e il re di Navarra imparando dalle sofferenze di Nicosia e Famagosta, inflitte loro dal bestiale re di Cipro. 



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Opere di pregio

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