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Anno Accademico 2020/21

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Lunedì 15 Marzo 2021, ore 15.00 (in modalità a distanza)

Incontro con Cunizza da Romano e con Folchetto di Marsiglia; Paradiso, canto IX

prof.a Albertina Cortese

Il secondo canto dedicato al cielo di Venere ci presenta tre beati la cui vita giovanile era stata caratterizzata dai disordini del "folle amore". Come secondo il testo evangelico era avvenuto a S. Maria Maddalena, dopo la conversione il folle amore era diventato fuoco d'amore per Dio, tanto totalizzante da togliere rilievo alla giovinezza peccaminosa, considerata ora con un superiore e indulgente sorriso.

Prima a parlare è una luce che identifica la propria provenienza dalla terra "italica" fra Venezia e le sorgenti del Brenta e del Piave, dove si trova il colle di Romano. Da quel colle scese con una furia incendiaria suo fratello Ezzelino portando morte e guerra in tutta la Marca. Di se stessa Cunizza da Romano dice solo di "indulgere" lietamente per i propri peccati di gioventù, cosa che il volgo non sa né fare né capire. Quelli che abitano tra l'Adige e il Tagliamento, il vescovo che domina tra il Sile e il Cagnano tardano invece a pentirsi e per questo Padova, Treviso e Feltre andranno incontro a grandi sventure.
Al v. 67 prende a parlare una luce splendente come un rubino colpito dai raggi del sole. È Folchetto da Marsiglia, che fu grande trovatore nonché peccatore in gioventù e grande vescovo di Tolosa in vecchiaia. Dopo la sua solenne descrizione del Mediterraneo e del Golfo di Marsiglia, presenta un altro luminosissimo beato del cielo di Venere, è Raab, scelta da Dio per conquistare insieme a Giosuè la Terra Promessa, e prostituta in giovinezza. 
Il canto si conclude con la fiera condanna, per bocca di Folchetto, di Firenze e del fiorino che dominava la politica corrotta della città. Viene condannata per ultimo la Chiesa Romana, che, abbandonati il Vangelo, i Padri e la stessa Incarnazione di Cristo, si dedica solo a creare leggi per incrementare loschi guadagni. 



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Opere di pregio

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