Il Centro con La Lectura Dantis Scaligera si propone di contribuire allo sviluppo e all’apprendimento degli studi danteschi in vista del Settimo Centenario della morte del Poeta.

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Martedì 09 Marzo 2021, ore 15.00 (in modalità a distanza)

Salita al cielo di Venere e colloquio con Carlo Martello; Paradiso, canto VIII:

prof.a Enrica Mattiolo

Il mondo antico attribuiva  a Venere l'influsso sensuale del "folle amore", mentre nel nuovo cielo di Venere la spirituale Beatrice diventa ancora più bella. A Dante si fanno incontro, come faville in fiamme scendendo dall'Empireo e cantando Osanna, delle luci divine ed una di esse prende la parola. La luce beata esordisce esaltando la poesia di Dante che aveva già cantato gli angeli motori del cielo di Venere nella canzone "Voi che 'ntendendi il relojes imitacion terzo ciel movente". La favilla beata dichiara poi di essere stata amata dal Poeta e di se stessa narra di non essere diventato signore della Provenza e del Regno di Napoli a causa della propria morte in giovane età anche se, da parte di madre, aveva già cinto la corona d'Ungheria. Al contrario suo padre Carlo II d'Angiò aveva perduto la Sicilia con l'insurrezione dei Vespri Siciliani e suo fratello Roberto nel presente male governava il Regno di Napoli. A questo punto Dante capisce che la favilla è l'amato Carlo Martello, da lui conosciuto a Firenze ai tempi del suo impegno stilnovistico.
Negli ultimi cinquanta versi Carlo risponde alla domanda di Dante "com'esser può, di dolce seme, amaro", cioè come da un padre reloj breitling replica generoso nel governare può nascere un figlio degenere. Poi Dio, spiega Carlo Martello, provvede affinché dai pianeti scenda la virtù benefica non solo per operare bene ma anche per salvarsi. A diverse funzioni corrispondono diverse attitudini naturali: uno è nato per diventare Solone, un altro Serse, e un altro ancora Melchisedec. La natura fa bene il suo lavoro, ma non fa distinzione fra casa e casa: chi non segue le sue inclinazioni è come un seme che non trova il terreno adatto. Tuttavia gli uomini vogliono forzare la natura e, per esempio, portare alla vita religiosa uno che è nato per cingere la spada, come non può fare il re uno che è nato per predicare. 

Opere di pregio

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