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Lunedì 01 Febbraio 2021, ore 15.00 (in modalità a distanza)

Piccarda, Costanza e l'aristocrazia dello spirito. Paradiso, canto III

prof. Michelangelo Zaccarello

È questo uno dei più apprezzati canti del Paradiso dove Dante incontra le prime anime beate e può parlare con la fiorentina Piccarda Donati, amica della sua giovinezza e sorella di Corso e Forese. Dall'Empireo ella è scesa con le altre anime beate nella Luna, l'ultimo Pianeta, secondo la scala cosmologia di Dante, "vaga di ragionar". Bellissima la visione ad apertura di canto dove alla precedente descrizione della Luna "lucida, spessa, solida e pulita, quasi a adamante che il Sol ferisse" si connette coerentemente quella delle "facce a parlar pronte... quali per vetri trasparenti e tersi, o ver per acque nitide e tranquille tornan a' i nostri visi le postille".

Sono le anime "qui relegate per manco di voto". La sorella del dannato Corso era una suora francescana di clausura strappata dal chiostro proprio da lui per costringerla a sposare Rosellino della Tosa per ragioni politiche. Allo stesso modo la normanna Costanza d'Altavilla, figlia di re Ruggero II, è costretta a sposare il figlio dell'imperatore Federico Barbarossa.
Piccarda nei vv. 70/120 spiega a Dante che le anime beate della Luna non desiderano "esser più superne" perché la condizione del loro essere beate è fare la volontà di Dio. In chiusura di Canto Piccarda scompare "come per acqua cupa cosa grave", cantando Ave Maria.

 

Opere di pregio

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