Il Centro con La Lectura Dantis Scaligera si propone di contribuire allo sviluppo e all’apprendimento degli studi danteschi in vista del Settimo Centenario della morte del Poeta.

Anno Accademico 2020/21

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Lunedì 14 Dicembre 2020, ore 15.00 (in modalità a distanza)

Il Lete e la processione sacra: Purgatorio, canto XXIX

prof.a Albertina Cortese

Nel canto precedente Dante aveva rappresentato il dolce paesaggio del Paradiso terrestre e la sua misteriosa custode, Matelda.
In questo canto invece viene presentata un'invenzione nuova e ricca di significati: un corteo trionfale con il carro del vincitore seguito da un corteo imponente. Il mezzo usato dagli antichi imperi, ultimo quello romano, era appunto il trionfo che, dopo una guerra vinta, serviva a rafforzare nel popolo l'orgoglio della vittoria e la gloria del proprio generale. Dante inoltre aveva assistito e probabilmente partecipato alle processioni liturgiche, trionfali anch'esse, del Corpus Domini, dei santi patroni, della Vergine. Per tutto il Medioevo era continuata l'idea del trionfo con la luce nuova per rinsaldare nel popolo il vincolo alla propria fede tramite la sacra rappresentazione.
Ma perché un trionfo nel Paradiso Terrestre, quando il trionfo di Cristo e quello di Maria sarebbero stati rappresentati poi nel Paradiso celeste? Fra i canti XXIX e XXXIII, cioè negli ultimi cinque del Purgatorio, saremo chiamati a raccoglierne l'impressionante mole di significati. All'inizio del canto XXIX prosegue la descrizione dell'atmosfera idillica della divina foresta e di Matelda, potenziata da luci e suoni misteriosi.
Va sottolineato che tra i vv. 37/42 il Poeta innalza una nuova invocazione alle muse, che prelude all'inizio di qualcosa di nuovo e sublime, che sara' appunto la processione sacra di una parata trionfale. Essa inizia con il procedere di sette andelabri d'oro, simbolo dei sette doni dello Spirito Santo. Seguono ventiquattro vecchi che procedono accoppiati a rappresentare i libri dell'antico testamento, quindi avanzano quattro animali, il Tetramorso, descritti dal profeta Ezechiele, che rappresentano i quattro Vangeli. In mezzo a loro avanza un carro trionfale a due ruote tirato da un Grifone con la testa d'aquila e il corpo di leone che è Cristo. Era, dice Dante, il carro più bello che mai si fosse visto sia a Roma, sia in cielo, dove trionfa il carro del sole. Intorno alla ruota di destra danzano tre donne: Fede, Speranza e Carità, intorno alla ruota di sinistra danzano le quattro virtu' cardinali precristiane: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza. Dietro al carro procedono due vecchi che sono gli Atti degli Apostoli e le Lettere di San Paolo, seguiti infine dalle quattro Epistole Cattoliche e dall'Apocalisse. Questo corteo trionfale, al segnale di un tuono, si ferma davanti a Dante per un motivo che verrà spiegato nel canto successivo.

 

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