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Lunedì 07 Dicembre 2020, ore 15.00 (in modalità a distanza)

La divina foresta e Matelda: Purgatorio, canto XXVIII

prof. Giulio Modena

Non più schiavo delle passioni irrazionali, l'uomo ha riconquistato la felicità perduta, è ritornato nel Paradiso Terrestre dove troverà Matelda, la personificazione stessa della felicità, dell'innocenza, della pace, del sorriso, dell'amore. La bellezza di Matelda è stilnovistica: essa è l'unica abitante del Paradiso Terrestre e fa già parte della grandiosa simbologia della processione che conclude la seconda Cantica.
I primi 42 versi, famosissimi e ripresi dai poeti di ogni tempo, descrivono il Paradiso così come Dante lo immagina e introducono la "donna soletta che si gia e cantando e scegliendo fior da fiore". Chiamata, essa avanza a passo di danza verso Dante che si trova sull'altra sponda di un chiarissimo "rio". Con un sorriso dolce spiega ai nuovi venuti che essi si trovano nel "luogo eletto a l'umana natura per suo nido". A Dante in particolare ricorda che Dio " fe' l'uomo buono e a bene, e questo loco diede per arr'a a lui d'etterna pace".
Le acque del fiume conducono da un lato al Lete, che fa dimenticare il mondo dei peccati, dall'altro all'Eunoè, che ravviva il desiderio di azioni virtuose. Gli antichi poeti, aggiunge Matelda, identificarono questo luogo con Parnaso e con l'età dell'oro.

 

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